Archive for Dicembre, 2008

Usa : chirurgo produceva carburante con grasso da liposuzione

sabato, Dicembre 27th, 2008

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Da liposuzione carburante per auto

Usa, medico finisce sotto inchiesta

“E’ tutto grasso che cola”, deve aver pensato. E così un medico di Los Angeles specializzato in liposuzione ha usato il grasso prelevato dai pazienti come carburante per la sua auto e per quella della fidanzata. Nonostante il consenso dei pazienti, però, il medico è finito nei guai: in California è infatti illegale usare residui umani per la produzione di carburante, e così sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta.

Il dottor Craig Alan Bittner, proprietario dello studio medico “Beverly Hills Liposculture”, ha spiegato di avere trovato un consenso entusiasta tra i suoi pazienti alla richiesta di usare il grasso prelevato dai loro corpi con “fini ambientali”: “La grande maggioranza dei mie pazienti – ha scritto sul suo sito web – ha acconsentito che il loro grasso fosse usato come carburante. Il fatto di usare i loro eccessi corporei per salvare la Terra suscitava sempre grande entusiasmo”.

Cinque litri di grasso umano, a quanto pare, producono infatti una quantità quasi equivalente di bio-carburante, una volta estratti i trigliceridi che vengono trasformati in diesel. Si tratta di una strada esplorata anche da alcune compagnie che producono pollame.

Bittner, però, oltre ai guai per l’illegalità del procedimento, è stato denunciato anche da tre pazienti per aver usato come assistenti in sala operatoria personale non qualificato (compresa la sua fidanzata). Alcuni interventi, inoltre, sarebbero terminati in modo disastroso per il prelievo di una quantità eccessiva di grasso durante la proceduta di liposuzione.

L’indagine è però resa difficile dal fatto che il medico ha chiuso il mese scorso il suo controverso studio per trasferirsi in Sud America per “fare del volontariato in una clinica per bisognosi”. I legali della sue vittime, invece, affermano che il medico è fuggito per sottrarsi alla scomoda inchiesta avviata sulle sue attività.

Gb : donna beve troppa acqua e muore

venerdì, Dicembre 12th, 2008

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Gb, beve troppa acqua e muore

Dieta letale per madre di 4 figli

Una donna inglese è morta per aver bevuto troppa acqua nella convinzione che più liquido avesse assunto, più peso avrebbe perso. Jacqueline Henson, 40 anni e madre di cinque figli, aveva deciso di seguire la dieta della rivista “LighterLife”, che prevedeva una massiccia assunzione di acqua abbinata a un rigidissimo apporto calorico di cibo. Così, in due ore ha bevuto quattro litri d’acqua, ma è morta per un edema cerebrale.

Dopo aver assunto l’enorme quantità di liquido, la donna è svenuta e non si è più ripresa. Il marito, Brian, ha riferito che la moglie si era convinta che “quanta piu’ acqua avesse bevuto, tanto piu’ peso avrebbe perso”.

La dieta seguita da Jacqueline prevedeva un consumo di sole 500 calorie al giorno per 12 settimane, sostituendo i pasti esclusivamente con liquidi quali frullati, zuppe e ovviamente tanta acqua. Il consumo giornaliero raccomandato per una donna adulta è invece quattro volte tanto: 2000 calorie.

Un rappresentante della rivista si è detto dispiaciuto dell’accaduto ma prende le distanze: “Il nostro programma spiega chiaramente che l’acqua va consumata regolarmente nel corso della giornata”. “Il medico legale”, ha spiegato poi il portavoce, “ha comunque confermato che si è trattato un tragico incidente”.

Sky e l’iva al 10% : la vera storia dell’agevolazione

martedì, Dicembre 2nd, 2008

Fonte : voglioscendere

«Ma quale conflitto di interessi. La sinistra ha concesso a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10 per cento dell’Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l’Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri».

E’ proprio questa la vera storia del trattamento fiscale agevolato per la pay tv? “L’espresso” ha fatto una piccola inchiesta per ricostruire la vicenda dello sconto dell’Iva a Telepiù, il primo nome della tv a pagamento che fu fondata dal gruppo Fininvest per essere ceduta prima a una cordata di imprenditori amici, poi ai francesi di Canal Plus e infine nel 2002 a Murdoch che la denominerà con il nome del suo gruppo: Sky.

Si scopre così che l’Iva agevolata sugli abbonamenti della pay-tv italiana è stata un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal ministero retto dal socialista Rino Formica e dal governo Andreotti a Silvio Berlusconi in persona. Non solo: dietro questo favore, secondo la Procura di Milano, c’era persino stato un tentativo di corruzione.

Nel 1997 Il pubblico ministero Margherita Taddei chiese il rinvio a giudizio per Berlusconi. Lo chiese anche sulla base di un fax che fu trovato durante una perquisizione. La missiva era opera di Salvatore Sciascia, allora manager Fininvest e oggi parlamentare del Pdl nonostante una condanna definitiva in un altro procedimento per le mazzette pagate dal gruppo alle Fiamme Gialle. Nel fax, diretto a Silvio Berlusconi, Sciascia chiedeva di spingere per far nominare alla Corte dei Conti il dirigente del ministero delle Finanze Ludovico Verzellesi, meritevole perché in precedenza si era speso per fare ottenere l’agevolazione dell’Iva al 4 per cento per Telepiù. In pratica, secondo la ricostruzione dei magistrati, la raccomandazione era il ringraziamento di Fininvest per il trattamento ricevuto.

Il fascicolo processuale però fu trasferito nella Capitale per competenza nel 1997. Nel 2000 il Gip Mulliri, su richiesta del procuratore di Roma Salvatore Vecchione e del pm Adelchi D’ippolito (oggi capo dell’ufficio legislativo del ministero dell’economia con Giulio Tremonti) archiviò tutto. Nessuna rilevanza penale, quindi. Ma restano i dati oggettivi sulla trattativa tra la Fininvest e il ministero per l’abbassamento dell’Iva sulla pay tv: dal 1991 al 1995 quando era controllata o partecipata dal gruppo Berlusconi, Telepiù ha goduto di un’aliquota pari al 4 per cento. Un’agevolazione che allora Berlusconi non considerava scandalosa. Mentre oggi definisce “un privilegio” l’aliquota più che doppia del 10 per cento.

L’innalzamento dal 4 all’attuale 10 per cento fu introdotto alla fine del 1995 nella legge finanziaria del Governo Dini. All’epoca i manager di Telepiù, scelti dal Cavaliere, salutarono così il provvedimento: «È l’ultimo atto di una campagna tesa a mettere in difficoltà la pay tv».

Il 25 ottobre del 1995, Mario Zanone Poma, (amministratore di Telepiù sin dalla sua fondazione) dichiarava alle agenzie di stampa: «L’innalzamento dell’aliquota Iva:
1) contraddice la sesta direttiva della Comunità Europea;
2) contraddice l’atteggiamento degli altri paesi europei verso aziende innovative quali le pay tv;
3) crea una grave discriminazione tra la pay-tv e il servizio televisivo pubblico».
In pratica il manager scelto da Berlusconi diceva le cose che oggi dicono gli uomini di Murdoch.

Effettivamente un ruolo dei comunisti ci fu. Ma a favore del Cavaliere.

Il Governo Dini voleva aumentare l’Iva fino al 19 per cento (come oggi vorrebbe fare Berlusconi) ma poi fu votato un emendamento di mediazione che fissò l’imposta al 10 per cento attuale. L’emendamento passò con il voto decisivo di Rifondazione Comunista: il suo leader dell’epoca, Fausto Bertinotti, in un ribaltamento dei ruoli che oggi appare surreale, fu duramente criticato dall’allora responsabile informazione del Pds (e attuale senatore del PD) Vincenzo Vita: «È squallido che Bertinotti abbia permesso un simile regalo a questo nuovo trust della comunicazione, figlio della Fininvest».