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RC Auto : dal 2013 via la proroga dei 15 giorni

giovedì, novembre 15th, 2012

Fonte : Corriere.it

MILANO – Niente più proroghe, dal 1° gennaio 2013 il periodo di tolleranza per pagare la polizza auto sarà abolito. Lo prevede l’articolo 22 del DL 179 del 18 ottobre scorso. Se confermato, e tutto fa presagire che lo sarà, i tanto “amati” 15 giorni di tolleranza per pagare il premio, rimarranno solo un ricordo. E il problema raddoppia: oltre a correre il rischio di circolare – magari senza rendersene conto – scoperti di assicurazione sarà possibile vedersi requisire il veicolo dalle Forze dell’Ordine. Infatti, ai sensi dell’art.193 del Codice della Strada, la mancanza di assicurazione comporta il pagamento di una sanzione da 798 a 3194 euro e il sequestro immediato del mezzo, finalizzato alla confisca. Dei rischi legati all’assicurazione auto (ma anche delle possibilità di risparmiare sulla copertura assicurativa) parliamo nella rubrica «Uso e consumo» sulle pagine milanesi del Corriere di giovedì 15 novembre.

Ma in un periodo di crisi economica cosa succederà? Meglio dire cosa sta già accadendo e aspettarsi il peggio. E’ ormai risaputo che tante autovetture, camion e motocicli, circolano con l’assicurazione scaduta e non rinnovata: mancano i soldi e la gente, molta gente, non rinuncia: guida sfidando la sorte. Tanti poi stanno diventando gli assicurati “self-made”: uno scanner a colori, un po’ di abilità manuale e il vecchio contrassegno cambia data di scadenza tornando come nuovo… A tutto questo si aggiungerà l’inconsapevolezza di chi utilizzerà il veicolo pensando di essere ancora garantito dal periodo di proroga della polizza, appunto i famosi 15 giorni. Il risultato sarà una circolazione a rischio per tutti, anche per chi è in regola: l’incognita di avere un incidente con qualcuno che non potrà risarcire, diventerà elevatissima. Tanto lavoro in più a carico del “Fondo di garanzia per le vittime della strada”; l’Ente, operativo dal 1971, rifonde chi subisce un danno per colpa di conducenti non assicurati.

Ma la procedura non è semplice: bisogna avere testimoni ed è meglio chiamare sul posto Vigili o Polizia per poi istruire una pratica lunga e complessa. In tema di assicurazioni la ciliegina sulla torta sarà poi un rincaro, per molti, della polizza R.C. Auto. Dipende dalla Provincia di residenza: il premio Rc auto è composto da più elementi tra cui proprio l’imposta provinciale compresa tra il 9 e il 16%. Oltre un milione e mezzo di automobilisti subiranno un aumento fino al 2% . La causa: l’accorpamento delle province piccole con le più grandi. Una buona notizia per i lombardi: non saranno tra i tartassati. Il non gradito “scettro” potrebbe andare agli automobilisti di Parma, Pistoia e Siena.

Ammetto che per chi come me arrivava alla scadenza e “dimenticava” di avere la polizza in scadenza questa norma era abbastanza comoda, anche perchè pagando anche “l’ultimo giorno” la compagnia assicuratrice ci mette sempre 3-4 per stampare e spedire la polizza cartacea.
E’ vero anche che ormai tutte le compagnie assicuratrici al momento del pagamento forniscono la possibilità di stampare la copertura temporanea proprio a testimonianza dell’avvenuto pagamento e del fatto che il cliente sia in attesa di ricevere i documenti, speriamo non eliminino anche quella.

Crisi auto : altri aiuti di Stato alla Fiat

venerdì, gennaio 30th, 2009

Crisi auto,verso aumento incentivi

Allo studio budget di un miliardo euro

Il budget per gli eco-icentivi a sostegno del settore automobilistico potrebbe passare dai 300 milioni previsti a un miliardo di euro. I tecnici del ministero dello Sviluppo economico contano di incrementare le vendite a 150-200 mila vetture raddoppiando il bonus (a 1500 euro per gli Euro zero, uno e due immatricolati fino al ’99). Sullo stanziamento l’ultima parola spetta al Tesoro che dovrebbe pronunciarsi la prossima settimana.

Lo Stato si prepara ad aiutare nuovamente la FIAT con quasi 1 miliardo di euro di incentivi per l’acquisto di nuove autovetture ?

Dov’è il problema ? E’ giusto aiutare un settore trainante dell’economia Italiana se non fosse che la FIAT quando le cose vanno bene annuncia acquisizioni megagalattiche, quando invece le cose vanno male a causa della crisi recessiva viene a bussare alla porta dello Stato che sotto il “ricatto” dell’eventuale perdita di tanti posti di lavoro come sempre apre il portafoglio e quindi sovvenziona l’azienda torinese con incentivi o con massicci ricorsi alla cassa integrazione.

Però trattandosi di soldi di contribuenti Italiani, sarebbe “corretto” vincolare questi finanziamenti a dei fattori che facciano si che i soldi “restino” in Italia e che la Fiat non investi magari in stabilimenti in Polonia o in Brasile, allora si potrebbe prevedere che l’incentivo sia solo per le automobili le cui catene di montaggio siano presenti in Italia in modo che l’eventuale surplus di lavoro faccia crescere la richiesta di manodopera anche se a tempo determinato.

Quindi si alle sovvenzioni alla Fiat, ma a determinate condizioni, altrimenti il miliardo di euro che lo si investa in qualche altro modo.

Piazza Farnese : cosa ha veramente detto Di Pietro

venerdì, gennaio 30th, 2009

Qui di seguito potete leggere “integralmente” cosa ha detto l’onorevole Di Pietro a Piazza Farnese, naturalmente nessuna televisione e nessun giornale hanno pubblicato l’intero intervento in modo che fosse il lettore a farsi un idea di quello che avesse detto ma hanno pubblicato degli spezzoni in modo da rendere diverso il senso.

Naturalmente nessun giornale e nessuno telegiornale invece ha parlato della manifestazione e del senso di essa.

A nome mio personale e dell’Italia dei Valori voglio ringraziare tutta l’associazione dei familiari vittime della mafia, voglio ringraziare tutti voi perché non volete arrendervi, perché avete il coraggio di continuare questa battaglia di legalità e di civiltà, mai come in questo momento necessaria per evitare che il nostro Paese finisca da una parte governato da un regime piduista, dall’altro per dimenticare chi ha dato la vita per portare la democrazia e la legalità nel nostro Paese.
Da Piazza Navona a Piazza Farnese, dunque, e poi di nuovo ancora di piazza in piazza, in tutto il Paese, per informare i cittadini e formare insieme ad essi una nuova coscienza civile che faccia della legalità un presupposto per una sana economia e per una sana democrazia. Questo è l’impegno dell’Italia dei Valori.
Non vogliamo che chi ha dato la vita per il nostro Paese venga ammazzato due volte, ammazzandone il ricordo e l’impegno con cui hanno fatto il loro lavoro.

Perché siamo qui.

Perché siamo qui? Perché ancora una volta alcuni casi concreti fanno vedere come il sistema si chiude a riccio per pensare solo a difendere le proprie prerogative e la propria impunità. Ogni volta che rispetto al sistema si cerca di scoprire se qualcuno ha truccato le carte viene buttato fuori sempre non il truccatore, ma colui che cerca di scoprire chi è il truccatore. Di volta in volta è successo e succede sempre a chi, cercando di fare il proprio dovere, cerca di arrivare ad applicare la giustizia in modo uguale per tutti. Credo che un principio fondamentale in uno Stato di diritto debba essere che quando un magistrato fa le indagini debba essere lasciato in pace a farle completamente fino alla fine, e non bloccandole a metà. Ne so qualcosa io, perché l’ho vissuto sulla mia pelle. Questa idea che bisogna sempre fermare un magistrato prima che possa concludere le indagini, e quindi invece di difendersi nel processo ci si difenda dal processo, è un idea medievale, è un idea da Don Rodrigo. Ecco perché noi siamo qui. Siamo qui per affermare il principio che chi non ha nulla da temere dalla giustizia può essere solo felice di andare dal proprio giudice, perché può far sentire la propria ragione, e se non è convinto della decisione del primo giudice ha un secondo ed un terzo giudice che potrà valutare meglio la sua situazione. Ma l’idea che si debba essere al di fuori della legalità, costruendosi un lodo Alfano e un lodo Consolo, come si sta facendo, è un idea che offende lo Stato di diritto. Ecco perché siamo qui.

Da legge ad personam a legge ad personam.

Siccome si sta compiendo un altro misfatto, lo diciamo oggi prima che il misfatto si compia: si sta andando avanti di legge ad personam in legge ad personam. Si dice che si vuole più sicurezza, più legalità, più giustizia che funzioni, ma si fa l’esatto contrario. Ieri, il ministro della Giustizia Alfano in Parlamento è venuto a fare la relazione dei suoi primi mesi di governo, e si è scordato di dire che ha fatto il lodo Alfano. Si è vergognato pure lui di quello che ha fatto. Ieri, il ministro della Giustizia non ci ha detto che stiamo approvando in Parlamento, dove è già in Commissione, il lodo Consolo, dove i ministri, ingelositi, vogliono anch’essi la legge che Berlusconi si è fatto per sé. Ieri, il ministro della Giustizia si è dimenticato di dire che hanno fatto il lodo Salva-Manager, quello che ha permesso ai tanti furbetti del quartierino di poterla farla franca. Si sono scordati di dire che sta facendo il lodo “salvati dalle intercettazioni”. Anche su questo permettetemi di dire che quello che oggi vendono come un accordo trovato nella maggioranza è semplicemente una constatazione che sono stati presi con le mani nella marmellata, perché il disegno di legge è già stato depositato a giugno, e nel disegno di legge si diceva che fino a 10 anni della pena edittale non si intercettava più. Cosa voglio dire? Voglio dire che ci hanno provato, e dato lo schiaffetto nelle mani non ci hanno ripensato: hanno cambiato il vasetto della marmellata.
Cosa voglio dire con questo? Che la proposta che hanno fatto ieri è peggio ancora di quella precedente, perché hanno detto “va bene le intercettazioni, però per 45 giorni”, in modo che uno possa sapere che dal 46° giorno in poi può fare quello che gli pare e piace. Non voglio fare polemica politica, voglio dare solo un dato tecnico: il magistrato del pubblico ministero svolge un indagine, gli viene dato un tempo, da sei mesi al massimo un anno, per fare le indagini. Mi volete spiegare perché se ho 6 mesi per indagare su un fatto costituente reato, perché tra gli strumenti d’indagine l’intercettazione deve essere soltanto per 45 giorni? Mi spiego meglio: se in sala operatoria viene detto che un chirurgo ha bisogno di due ore per fare un intervento, perché gli viene detto che il bisturi lo può usare per 15 minuti? Ma se sto facendo un indagine, datemi tutto il tempo di cui ho bisogno. Non ha senso, ne una logica. Il senso e la logica ci sono perché “non si sa mai che si scoprano i reati”. Dico questo perché a parole dicono che vogliono sconfiggere la criminalità organizzata, quella criminalità per cui l’associazione delle vittime sono qui oggi, ma se togli al magistrato per scoprire, arrestare ed assicurare alla giustizia chi commette i reati, a parole combatti la criminalità organizzata e nei fatti la favorisci. Ecco perché siamo qui.
Siamo qui per ribadire che non possiamo e non dobbiamo arrenderci, che dobbiamo reagire. Il ministro della Giustizia Alfano si è scordato di dire che un milione di persone hanno detto che quel lodo Alfano è un indecenza. Siamo qui perché non comprendiamo per quale ragione in materia di giustizia riescano sempre a trovare accordi, un po a destra e un po a sinistra gli conviene a tutti quanti. Non le comprendiamo queste ragioni.
Sempre sul piano tecnico vi dico cosa contiene questo altro vasetto di marmellata. E’ stato previsto che le intercettazioni ambientali e anche quelle fatte tramite videocamere sono valide ai fini processuali solo se autorizzate dal magistrato. Ora, uno dei modi per assicurare la sicurezza nelle città è quello di mettere un po di videocamere in giro. Questa benedetta videocamera becca uno stupro dietro l’angolo, una rapina, un furto, quella registrazione non la posso usare perché non è stata autorizzata dal magistrato. E come lo scopro il reato? Questi vogliono dei magistrati con la palla di vetro. E chi scelgono? Quelli che non piacciono a loro da castigare, quelli che piacciono a loro da non toccare. Questa è la giustizia in Italia, e contro questa giustizia dobbiamo ribellarci.

Per una libera informazione.

Che fare? Non basta semplicemente resistere, perché questi se ne fregano della resistenza. Bisogna fare da una parte come abbiamo fatto noi con i referendum, dall’altra informando i cittadini di quello che avviene nel palazzo, perché l’unico giudice nei confronti della politica è il cittadini.
Il cittadino non è fesso, ma non sa perché c’è un informazione malata. Ecco perché noi dell’Italia dei Valori non siamo rientrati nella Commissione di Vigilanza. Il problema è tutto li: la Commissione di Vigilanza, che vogliono adesso, la vogliono subito subito, presto presto, perché si sono già accordati per la spartizione del Consiglio di Amministrazione della Rai, quell’organismo che poi decide chi deve dire le cose agli italiani, come deve dirlo, quando deve dirlo e cosa deve dire. In realtà è un organo importantissimo, dipende da come lo usi. Appunto, è come il bisturi che serve per ammazzare la moglie o per salvare una vita. Noi diciamo che ci devono andare persone al di fuori di rapporti di parte, basta politici trombati, basta riciclati, basta persone di parte. Stamattina ho letto sui giornali che l’Italia dei Valori vuole un posto in Rai per sé: ma chi lo ha detto? Non saprei proprio chi metterci per me, e non avrebbe senso ne logica. Noi vogliamo una Rai dove al Consiglio di Amministrazione ci siano professionisti che di mestiere fanno informazione, che non dipendano dai partiti, ma che controllino i partiti. Noi vogliamo che i controllati non possano nominare i propri controllori, che se li nominano per dire che hanno ragione loro. Questa è l’anomalia del nostro Paese. E’ chiaro che poi, se la Rai viene governata dai partiti, la Rai dei partiti dirà che i partiti della Rai sono i più bravi, gli unici che capiscono e gli unici che fanno le cose per bene. Il cittadino viene quindi truffato, cosi come quando viene chiamato a votare, perché con questa legge elettorale che non permette loro di scegliere il proprio dipendente, come dicono gli amici di Beppe Grillo, ci rendiamo conto che in Parlamento ci sono persone che vengono indicate da quattro-cinque Boss, e come tali devono soltanto rispondere perché altrimenti avranno la morte politica, e siccome vogliono vivere e campare si arrangiano sistemandosi. Ecco perché dico che in un Paese civile e democratico, le manifestazioni come queste, o come Piazza Navona, dovrebbero essere uno stimolo per chi è al potere di riflettere e migliorarsi, non di denigrare. Lo dico perché voglio lanciare un appello al Presidente della Repubblica.

L’appello a Napolitano.

Signor Presidente, lo sa che questa mattina si sta cercando, ancora una volta, di farci lo scherzetto che è stato fatto a Piazza Navona? Credo che in una civile piazza dei cittadini italiani abbiano il diritto di manifestare. Si può non essere d’accordo su quanto abbiamo fatto e su quanto stiamo facendo, ma è un nostro diritto, garantito dalla Costituzione, poter dire che quello che fanno determinate persone non ci convince? Ci possiamo permettere, signor Presidente della Repubblica, di accogliere in questa piazza anche qualcuno di noi che non è d’accordo su alcuni suoi silenzi? Possiamo permettercelo o no? O siamo degli eversori? Siamo dei cittadini normali che ci permettiamo di dire a lei, signor Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere l’arbitro, che a volte il suo giudizio ci pare poco da arbitro e poco da terzo. Lo possiamo dire o no? Noi la rispettiamo, abbiamo il senso delle istituzioni, vogliamo essere tranquilli. Oggi, un cittadino ha messo un manifesto, uno striscione, dove senza offendere nessuno dice “Napolitano dorme, l’Italia insorge”. Perché lo hanno sequestrato? Chi ha ordinato di sequestrare questo manifesto? Perché non c’è possibilità di manifestare senza bastoni, senza nulla? Stiamo semplicemente dicendo che non siamo d’accordo sul fatto che si lasci passare il lodo Alfano, che non siamo d’accordo sul fatto che si criminalizzino le persone che fanno il loro dovere, che non siamo d’accordo sull’oblio che hanno le istituzioni nei confronti di questi familiari delle vittime, che non siamo d’accordo nel vedere terroristi che vanno a fare gli insegnanti e informare a loro modo le cose, che fanno i saputoni e poi vediamo le vittime del terrorismo e della mafia che vengono dimenticate e abbandonate a se stesse. Lo possiamo dire o no? Rispettosamente, ma il rispetto è una cosa, il silenzio è un’altra: il silenzio uccide, il silenzio è mafioso, il silenzio è un comportamento mafioso. Ecco perché non vogliamo rimanere in silenzio.
Noi ribadiamo che c’è necessità di una nuova legge elettorale che ridia in mano ai cittadini la possibilità di scegliersi i propri dipendenti. Vogliamo una legge che risolva il conflitto d’interessi. Vogliamo al più presto una legge che preveda la non candidabilità delle persone condannate, una legge che preveda l’impossibilità di assumere incarichi di governo, locale e centrale, di persone rinviate a giudizio. Vogliamo una legge che non preveda più la possibilità a quelle imprese, di cui imprenditori sono stati condannati, di partecipare a gare e ad appalti della pubblica amministrazione. Si deve sapere che quando c’è un Romeo preso con le mani nel sacco una prima volta, non ci può essere una seconda volta, e per non esserci c’è bisogno di stabilire delle regole.
Tutto queste cose noi chiediamo alle istituzioni, e per queste cose ci appelliamo a lei signor Capo dello Stato, lo faccia un discorso coraggioso, dica che devono andare fuori dal tempio i mercanti, dica che devono andare fuori dal Parlamento i condannati, lo dica e noi l’approveremo e troverà striscioni diversi. Non si lamenti se poi qualcuno vede nel silenzio un accondiscendenza.
E’ tempo di far sentire sempre di più la propria voce, nel Parlamento e nelle istituzioni, dove possiamo. Ma sa, là ci considerano eversori perché vogliamo che la legge funzioni. Si sono invertiti i termini del gioco.
Vogliamo essere sempre più presenti, nelle piazze e nelle città, da Piazza Navona a Piazza Farnese, di piazza in piazza, questa primavera, subito dopo che saranno finite le scaramucce elettorali (perché non vogliamo essere accusati che lo facciamo per fini elettorali) metteremo in piedi un altro grappolo di referendum, perché vogliamo contribuire attraverso i referendum il risveglio della coscienza civica dei cittadini, di non lasciarli nell’oblio delle veline, che come nuovo olio di ricino addormentano le coscienze. Noi cominceremo quindi subito e a quegli amici, agli amici di Ponzio Pilato, quando ci diranno che non raggiungeremo il quorum, diremo: “Zitto ragazzo, zitto che siamo in mezzo al mare, è inutile che dici che non raggiungiamo la riva. Nuota in questo mare e cerca di portare l’Italia in una democrazia migliore”.

Il Partito Democratico inizia molto male

venerdì, agosto 3rd, 2007

In questi giorni ha tenuto banco nel mondo politico la questione del rifiuto della candidatura a segretario del Partito Democratico da parte del comitato dei “tecnici” alle candiature di Marco Pannella (in coppia con Emma Bonino) e di Antonio Di Pietro.

Prima di scrivere come la penso ho deciso di aspettare la decisione dei “garanti” sul ricorso presentato dal leader Radicale sulla sua esclusione dalle candidatura, esclusione che è stata confermata anche in seconda istanza.

Ora la mia considerazione parte dal fatto che alle elezioni del 2006 senza i voti dei Radicali (all’epoca Rosa nel Pugno) e dell’Italia dei Valori al Senato della Repubblica difficilmente Prodi avrebbe ottenuto i numeri per governare (anche se adesso la situazione non è migliore e spesso il governo si deve affidare al voto dei Senatori a vita) ed inoltre questi 2 piccoli partiti politici hanno dimostrato in questi mesi grande fedeltà al progetto di Prodi, ed anche dove su qualche decisione non erano sulla stessa lunghezza d’onda hanno sempre fatto delle critiche costruttive sempre nell’interesse della coalizione.

Quindi io mi sarei aspettato che le loro candidature a segretario di un partito che fa della “democrazia” parte integrante del proprio nome erano quanto meno scontate ed il fatto che siano state rifiutate mi fa pensare che forse “qualcuno” aveva paura di perdere la consultazione popolare.

Secondo me, Veltroni avrebbe vinto lo stesso e con un grande distacco l’elezione a segretario e la presenza di Pannella e Di Pietro come suoi leali antagonisti sarebbe stato solo motivo si “coesione” ulteriore per una sinistra che ultimamente sta dando segnali di sfascio, un occasione persa per dimostrare anche alla parte “avversaria” che quella era veramente una coalizione e che il Partito Democratico era aperto veramente a tutti.

Pannella ha dimostrato negli anni la sua serietà politica, anche se su alcune cose non mi trovo d’accordo, ma è un esempio di coerenza, esempi del genere ce ne vorrebbero a migliaia tra i politici Italiani.

Di Pietro invece come “novellino” della politica Italiana ha fatto della “politica pulita” un suo cavallo di battaglia, aderendo anche a diverse manifestazioni dove si chiede che in Parlamento possano entrare sono cittadini con la fedina penale pulita, una persona che secondo me con la sua esperienza può fare solo del bene al panorama politico Italiano.

Veltroni e Rutelli hanno perso una grande occasione, creando anche malumore tra qualche elettore di sinistra che avrebbe voluto quella dell’elezione a segretario una “vera” competizione elettorale, invece come stanno le cose adesso penso che sia diventato solo un “pro-forma” per l’elezione di Veltroni che da qualche settimana parla già come leader del costituente partito.

Peccato.

Relazione sugli sprechi finanziari delle Regioni Italiane

giovedì, luglio 5th, 2007

Fonte della relazione
Onorevoli Colleghi! – Alcune delle cose che illustrerò determinano la necessità di istituire una Commissione parlamentare di inchiesta per le eccessive e talvolta «curiose» spese sostenute dalle regioni, dalle province e dai comuni del nostro Paese.
Farò un excursus procedendo, in ordine alfabetico, per diverse regioni d’Italia.
In riferimento alla regione Basilicata è piuttosto singolare la questione dei «portaborse» dei consiglieri regionali. Prima gli assistenti erano pagati con stipendi a carico delle spese di rappresentanza che la regione assegnava come spese di segreteria. Ora vengono direttamente pagati dalla regione. E per la «Città della pace dei bambini» la regione stessa versa un contributo pari alla somma di 100 mila euro. Generosa!
In riferimento alla regione Calabria ci sono delle vere «chicche» per le consulenze. Incarichi pari a 500 mila euro senza l’invio dell’incartamento alla Corte dei conti come, invece, previsto dalla legge n. 311 del 2004 (finanziaria 2005). Tanto per citare alcuni esempi:
14.270 euro per collaborazione, monitoraggio e rendicontazione (decreto n. 2767 del 4 marzo 2005);
17.120 euro per collaborazione, ricerche ed azioni innovative (decreto n. 2795 del 4 marzo 2005);
28.250 euro per collaborazione, programmazione e sviluppo (decreto n. 2798 del 4 marzo 2005);
21.380 euro per collaborazione, programmazione e sviluppo (decreto n. 2800 del 4 marzo 2005).

Invece, per quanto riguarda i lavori pubblici c’è da dire che un’altra «chicca» è costituita dall’acquisto e dalla ristrutturazione del Palatenda:
acquisto 100 mila euro;
ristrutturazione 300 mila euro.

Poi è bene ricordare che, in dieci anni, la regione Calabria ha speso 760.000.000 di vecchie lire in contributi e in ricerche sulla pace e sul disarmo. E, dulcis in fundo, la legge regionale consente a partiti ed eletti al consiglio regionale di percepire indennità di carica e gettoni di presenza. Il fondo concesso ammonta a 444.497,84 euro (oltre 800 milioni di vecchie lire) per ogni gruppo, più 144.497,84 euro (300 milioni di vecchie lire) per l’attività di gruppo. Il risultato di tutto ciò è che i consiglieri dell’Ulivo, della Margherita e dell’UDEUR si sono costituiti in 12 sottogruppi, molti dei quali hanno un solo consigliere e hanno incamerato, oltre agli stipendi altissimi, anche un extra pari a 1 miliardo di vecchie lire per il loro «gruppo».
In riferimento alla regione Emilia-Romagna emergono dati curiosi per cifre considerevoli. Intanto cito alcuni esempi:
500 mila euro per l’operazione Disney sui litorali di Riccione, Rimini, Comacchio e Cesenatico dove, da qualche anno, la presenza dei bambini è andata diminuendo;
15 milioni di euro (30 miliardi di vecchie lire) spesi per rendere navigabile il Po per il trasporto delle merci;
1.677.545 euro l’anno (oltre 3 miliardi di vecchie lire) è quanto stanzia la regione per programmi di assistenza ai musulmani, ai quali vanno aggiunti i fondi per le abitazioni, le scuole e la copertura sanitaria per un totale complessivo di circa 5 milioni di euro;
60 mila euro di finanziamento diviso tra Emilia-Romagna e Marche per l’apertura di un ufficio nella zona est palestinese di Gerusalemme;
22 mila euro per garantire il funzionamento dell’ufficio;
36 mila euro all’Associazione ricreativa e culturale italiana (ARCI) per la biblioteca dei giocattoli;
50 mila euro alla Nexus (CGIL) per attivare gli asili di Jenin;
50 mila euro a UISP (associazione sportiva di sinistra) per sport, cultura e pace per i giovani di Hebron;
100 mila euro al gruppo volontari civili (di sinistra) per il sostegno alla popolazione civile palestinese;
80 mila euro all’organizzazione non governativa Reggio Emilia per il recupero sociale delle vittime di Betlemme;
38 mila euro alla Nexus (CGIL) per ridare speranza ai giovani di Jenin;
61.700 euro all’ANPAS per programmi extrascolastici a Hebron e Jabalia;
15 mila euro al «Supporter» esterno dell’ufficio in Israele;
532.700 euro (otre 1 miliardo di vecchie lire) per 9 progetti per la Palestina dal 2002 al 2004;
532.500 euro (oltre 1 miliardo di vecchie lire) per 10 progetti per la Palestina dal 2004 al 2006;
85 mila euro per giocattoli ai bambini palestinesi;
78 mila euro per far superare ai bambini palestinesi di Gaza i traumi della guerra;
80.600 euro per l’educazione allo sport e alla cultura della pace;
516.546 per sponsorizzare Patrizio Roversi e Syusy Blady e la loro barca come «Consolato galleggiante» dell’Emilia-Romagna;
25 mila euro spesi dalla regione per 3 giorni di viaggio a Mosca;
1.075.000 euro per crack finanziari legati alle cooperative;
progetto «Asia Urbis»:
29 mila euro all’assistente locale a Tainjin;
110 mila euro all’assistente tecnico allo sviluppo del progetto;
48 mila euro al consulente monitoraggio e reporting;
27 mila euro per un progetto di adeguamento allo standard europeo in materia di acquisizione delle lingue straniere;
68.300 euro al direttore della rivista interna «Agricoltura»;
34.800 euro per l’elaborazione del codice di comportamento dei dipendenti dell’Emilia-Romagna;
13 mila euro per la partecipazione alla festa della musica con la canzone tradizionale «Romagna mia»;
45 mila euro per una iniziativa di musica lirica esportata in Sud Africa e annessa degustazione di prodotti tipici;
35 mila euro per iniziative con gli emiliani trapiantatisi in Brasile, Argentina e Uruguay;
15 mila euro per far gustare a trecento invitati le delizie culinarie della «Regione rossa»;
100 mila euro (200 milioni di vecchie lire) per consulenze;
30 mila euro per la realizzazione di un’analisi delle modalità di gestione del risparmio etico;
20.700 euro per uno studio di fattibilità dell’itinerario enogastronomico «pesce azzurro»;
25 mila euro per esportare spettacoli e prodotti tipici a Stoccolma;
45 mila euro per motivo analogo in Sud Africa;
35 mila euro per portare la cultura emiliana in Sud America;
463 mila euro per finanziare associazioni italiane e non;
34 mila euro per la conferenza delle regioni periferiche marittime d’Europa;
2.582 euro per la Fondazione Alexander Langer;
4.800 euro per il Forum europeo;
16 mila euro per l’Osservatorio cooperazione allo sviluppo;
1.000 euro per l’Associazione internazionale trasporto pubblico;
3 mila euro per l’Associazione europea sostegno e solidarietà;
1.500 euro per partecipare all’assemblea a Cuba;
1.800 euro per inviare una delegazione in Palestina;
25 mila euro per un corso di aggiornamento per dirigenti a Urbino;
300 mila euro per rimettere a posto uno stabile occupato dai no global;
2.500.000 euro per consulenze ad associazioni varie;
50 mila euro per progetti a favore della pace (Forlì);
14 mila euro a favore dei locali di viale Salinatore (Forlì);
74 mila euro per il «Centro per la pace» per la politica del territorio;
5 mila euro per interventi a favore dei giovani;
7.500 euro per prevenzione delle tossicodipendenze;
8 mila euro per il concerto di La Crus;
33 mila euro per il concerto di Manu Chao;
5 mila euro per il concerto di Ivano Fossati;
11 mila euro per animazione in strada;
4.500 euro per un archivio di giovani artisti;
5 mila euro per spettacoli di jazz;
8.500 euro per il laboratorio teatrale «Il mio corpo mi appartiene»;
4.340 euro per il riordino di tariffe di mensa;
5.000 euro per l’opuscolo «Animali in cornice»;
4.890 euro ad un addetto all’anagrafe canina;
20.000 euro per il censimento del verde;
7.250 euro per un contratto a progetto per il censimento di strutture pubbliche e private;
750 euro agli enti locali per la pace;
600 euro per la marcia della pace;
850 euro per la Palestina;
3.000 euro per chi ha paura dei conflitti;
1.550 euro per l’incontro «Conflitti, litigi»;
5.700 euro per l’incontro «Gestione conflitti a scuola»;
4.000 euro per le Associazioni partigiane;
5.000 euro per la realizzazione del video «Coming Out» sulle «differenze»;
10.000 euro per la delegazione giapponese in visita alla città;
2.800 euro per la staffetta ciclopedistica nel tour della Repubblica del Sud Africa;
2.816,40 euro per biglietti da visita ai consiglieri comunali;
7.837,20 euro per utenze radiomobili;
150.000 euro (300 milioni di vecchie lire) come contributo da parte della regione per la realizzazione di una discarica abusiva;
2.375.701,74 euro l’anno (4 miliardi e mezzo di vecchie lire) per spese della regione;
1.000.000 di euro per il progetto Equal Workmusic;
1.164.189 euro dal Governo attraverso il Ministro Urbani (2005);
4.425.000 euro per incarichi esterni del sindaco DS Vidmer Mercatali di cui:
a) 2.324.889,36 euro per consulenze e progettazioni (113 provvedimenti, 152 contratti);
b) 801.412,21 euro per divisioni di lavori e riconsegna del lavoro (30 provvedimenti e 30 contratti);
c) 629.793,09 euro per contratti di collaborazioni coordinate e continuative (38 provvedimenti e 49 contratti);
d) 556.404,24 euro per incarichi di docenza e formazione (56 provvedimenti e 153 contratti);
e) 113.326,44 euro per collaudi (20 provvedimenti e 27 contratti);
f) 25.522 euro (50 milioni di vecchie lire) per spese di servizio di gestione, controllo edilizio e sportello unico;
g) 36.646 euro per la consulenza del museo ornitologico;
33.000.000 euro (66 miliardi di vecchie lire) – preventivo – per la costruzione di una terza torre per trasferire tutti gli uffici della regione;
76.000.000 euro (140 miliardi di vecchie lire) – ipotesi finale – per la realizzazione della torre;
1.057.000 euro (due miliardi di vecchie lire) per l’assunzione di cinque collaboratori esterni; tra questi: il portavoce di Cofferati nella CGIL Massimo Gibelli, che diventa «specialista comunicazione pubblica junior», con stipendio annuo, fra annessi e connessi, di 121.910,42 euro (240 milioni di vecchie lire);
28.918,53 euro l’anno, per cinque anni, per Paola Costanza Frontera, giovanissima giornalista assunta da Cofferati come specialista di comunicazione pubblica;
16.000 euro per la previsione o la struttura database «sentieri», per la definizione e per l’attuazione di procedure di aggiornamento;
10.000 euro per rilievi di campagna per l’aggiornamento del database «sentieri»;
26.000 euro per supporto al processo di formazione della carta geografica unica regionale.

Anche in riferimento alla regione Friuli Venezia Giulia non mancano i casi di spese «pazze». Ad esempio la regione ha un ufficio stampa che costa in media 3.000.000 di euro l’anno (circa 6 miliardi di vecchie lire);
135.000 euro per Fabio De Visentini ideatore dei manifesti della campagna elettorale;
135.000 euro per Angelo Baiguera portavoce ed ex campione di pallacanestro;
215.000 euro: il record degli stipendi spetta ad Andrea Viero neo direttore generale, figura voluta ex novo dal governatore;
4.442.000 euro per la stampa del dizionario friulano e la tutela della lingua e della cultura friulane;
9.627.942 euro per l’identità linguistica e culturale dei corregionali residenti all’estero;
1.970.000 euro (circa 4 miliardi di vecchie lire) per liquidare quattordici direttori generali che avevano un contratto triennale e assumere altrettante persone dall’esterno;
2.893.000 euro per «Campagna Media» (4.000 euro per una foto di un bagnino con alle spalle il mare; 7.000 euro per una foto da abbinare allo slogan «Montagna estiva. Enogastronomia»);
40.248 euro per due scatti a colori (fotografo di Milano);
1.624.924,22 euro per lo stand di 3 giorni al BIT di Milano;
5.000.000 di euro per contributi a favore della lingua friulana;
da 145.000 a 170.000 euro per la Cineteca del Friuli;
da 330.000 a 365.000 euro per le giornate del cinema muto;
da 97.000 a 250.000 euro per la cooperativa Bonaventura;
da 70.000 a 80.000 euro per gli istituti regionali di studi Livio Saranz;
da 210.000 a 50.000 euro per l’Ente manifestazioni Città di Gorizia;
da 100.000 a 114.000 euro per l’Istituto regionale per la storia di Liberazione del Friuli;
da 90.000 a 115.000 euro per l’Istituto friulano per la storia del movimento di Liberazione;
da 20.000 a 40.000 euro per l’Istituto provinciale per la storia del movimento di Liberazione;
da 100.000 a 110.000 euro per l’Associazione nazionale partigiani d’Italia;
da 25.000 a 35.000 euro per l’Associazione partigiani di Osoppo;
15.000 euro per i Volontari per la libertà di Trieste;
15.000 euro per la Storia patria per il Friuli;
15.000 euro per la Storia patria per la Venezia Giulia;
35.000 euro per l’Istituto Gramsci;
22.789,39 euro per gli agricoltori del Carso per un programma agricolo organizzato in Albania;
220.000 euro l’anno (in precedenza erano 60.000) per Federico Marescotti nuovo manager della Friulia Holding;
12.000 euro per consiglieri di amministrazione della Holding;
400 euro per gettone di presenza dei consiglieri della Holding;
1.300.000 euro per consulenze;
15.000 euro per ricerche;
30.000 euro per l’Osservatorio elettorale;
100.000 euro per la promozione della raccolta differenziata per indumenti;
150.000 euro per la Fondazione internazionale Trieste per il Progresso e la libertà della scienza;
50.000 euro per l’Associazione accademie mediche;
2.265.000 euro per l’azienda speciale di Villa Manin;
30.000 euro per l’educazione alimentare;
2.583.000 euro per la cooperazione dello sviluppo del parternariato internazionale;
10.000.000 di euro per il turismo, mentre le prenotazioni sono diminuite del 20 per cento;
24.000.000 di euro (circa 50 miliardi di vecchie lire) per un megapiano di promozione turistica e per il quale è stata scelta l’Agenzia EIDOS di Milano;
100.000 euro per consulenze di polizia idraulica;
5.000 euro per «Voci del ghetto»;
15.000 euro per Danzerini di Lucinico;
39.000 euro per Euritmica, associazione culturale;
30.000 euro sempre per Euritmica ma sotto una voce diversa;
14.000 euro per il Centro astronomico di Farra;
5.000 euro per il Centro egittologico Claudia Dolzani.

In riferimento alla regione Lazio le spese inutili sono davvero tante:
270 mila euro l’anno, 50 mila in più del precedente, per l’ingaggio record per Umberto Malaguti, direttore generale del Policlinico Umberto I di Roma;
58.300 euro annui per Runci Daniela;
58.300 euro annui per Lomastro Mariangela;
82.353 euro annui per Chierichini Patrizia;
47.000 euro per Chinni Annalisa, responsabile dell’attività relativa alla privacy;
60.000 euro per Skate Business Parner supporto privacy;
81.500 euro per D’Innocenzo Marinella, direttore delle politiche del personale;
300.000 euro (600 milioni di vecchie lire) per il garante del servizio idrico integrato;
17.500 euro per i componenti della segreteria tecnica della commissione per il controllo dei provvedimenti dei direttori generali delle aziende sanitarie locali;
50.000 euro per gli organi consultivi della commissione trasporti;
28.000 euro per la commissione preposta all’aggiornamento del prontuario terapeutico regionale;
22.000 euro per la cabina di regia dello sviluppo del litorale laziale;
200.000 euro (400 milioni di vecchie lire) per la commissione consiliare;
300.000 euro (600 milioni di vecchie lire) per i dirigenti «epurati» da Marrazzo;
230.000 euro l’anno (450 milioni di vecchie lire) per Gesualdi Francesco, segretario generale;
230.000 euro l’anno (450 milioni di vecchie lire) per Mazzella Pierluigi, Capo di Gabinetto;
223.000 euro l’anno (440 milioni di vecchie lire) per Svidercoschi Michele, Vice Capo di Gabinetto;
223.000 euro l’anno (440 milioni di vecchie lire) per Coscia Maria, direttore dei rapporti istituzionali;
150.000 euro l’anno (300 milioni di vecchie lire) per Cristaldi Sandro, capo ufficio stampa;
105.000 euro (200 milioni di vecchie lire) per Natoli Silvio, già responsabile delle politiche sanitarie DS per dirigere il compartimento tutela della salute;
110.000 euro (200 milioni di vecchie lire) per Pucci Maurizio, già dirigente dell’AMA per dirigere i progetti speciali e i grandi eventi;
110.000 euro (200 milioni di vecchie lire circa) per Giuseppe Nino Menna, direttore del personale;
105.000 euro (200 milioni di vecchie lire circa) per Boncoraglio Vincenzo, enti locali e sicurezza;
81.000 euro (160 milioni di vecchie lire) per Mazzitelli Carmen, coordinamento segretariato;
gli stipendi dei nuovi assunti da Marrazzo oscillano tra gli 80.000 e i 200.000 euro (160/400 milioni di vecchie lire) l’anno;
131 consulenti, nel 2003, per 4,7 milioni di euro (circa 10 miliardi di vecchie lire);
40.000 euro per Nicolucci Fabio responsabile esteri DS Roma per le politiche per la pace;
144.607,94 euro per Barrera Pietro, direttore generale;
72.000 euro per Costanzo Maurizio, per periodiche consultazioni;
Moffa aveva speso nel 2002 solo, si fa per dire, 1,5 milioni di euro, Gasbarra, nel 2004, ne ha spesi 9,5, ovvero circa 20 miliardi di vecchie lire;
27.709 euro per Assogna Giovanni, addetto stampa. Finisce l’incarico e ottiene 40.000 euro per la promozione delle attività e dello sviluppo locale;
40.000 euro, oltre ai rimborsi spese, per Nicolucci Fabio, per relazioni internazionali e politiche per la pace;
15.000 euro, nel 2004, per La Spina della Cimarra Andrea, consulente del cerimoniale; 25.000 euro, nel 2005 (dopo un anno impara il mestiere e gli aumentano lo stipendio);
35.000 euro per Gentili Ugo per lo studio di un sistema di asili nido per dipendenti della provincia;
12.340 euro per il progetto «Ambulanza per Cuba» e il convegno «Cuba la solidarietà possibile» e la concessione della sala delle bandiere della provincia;
25.000 euro (delibera giunta 14 luglio 2004 n. 578/29), per la concessione di un contributo per il circolo degli artisti e per la Festa della creatività studentesca;
6.000 euro allo spettacolo «Formicando all’improvviso», delibera 23 giugno 2004;
60.000 euro (120 milioni di vecchie lire) al municipio di Cuba per la ricostruzione e il condizionamento della casa cultura Joseito Fernandez;
420.000 euro per il noleggio di auto blu;
20.910.000 euro (40 miliardi di vecchie lire) per collaboratori esterni a Roma voluti da Veltroni per i primi sei mesi del 2003;
6.682,474 euro (12 miliardi di vecchie lire) per staff del sindaco Veltroni;
50.000 euro (100 milioni di vecchie lire) per consulenza attività ricettive e fascino nella capitale;
Veltroni e gli stipendi d’oro:
82.300 euro per Ghio Francesco Riccardo;
103.940 euro per Gizzi Franca;
38.200 euro per Lo Bianco Luca;
22.300 euro per Eccher Danilo;
67.540 euro per Odevaine Luca e Rosi Bernardini Giuseppe;
95.325 euro per La Rocca Eugenio;
138.057 euro per Lenzini Riccardo;
86.750 euro per Lucidi Claudio;
83.250 euro per Martinetti Angelo;
110.095 euro per Codispoti Salvatore;
36.363 euro per Cozzi Stefano;
40.240 euro per Cossetto Sandro;
un buco da 3 miliardi di euro per eredi, parenti, prestanome, nomi noti per uffici, case, sedi di partito, uffici legali a prezzi politici;
«Quinzi e Gabrieli» alle Coppelle, ad esempio, dove un gamberone bollito costa un occhio della testa, paga 449 euro al mese di affitto;
425 euro al mese, è quanto «entra» al comune di Roma per l’affitto degli impianti sportivi del «Gran Paradiso» con piscina da 23 metri;
120.000 euro (240 milioni di vecchie lire) per un dibattito sul lido romano per eccellenza «Lido di Roma 2015» di Ostia;
350.000 euro (700 milioni di vecchie lire) per un piano regolatore per l’infanzia mai messo in atto;
60 milioni di euro (120 miliardi di vecchie lire), dal 2002 al 2005, per mettere quattromila punti luce nelle zone periferiche della capitale;
15 milioni di euro l’anno, sarebbe a dire 3.750 euro a lampione;
21.000.000 di euro (40 miliardi di vecchie lire) per 12 tram acquistati dall’Astom nel 1999. I tram non hanno quasi mai circolato e tenerli fermi nei depositi della stessa Astom è costato 450 mila euro (900 milioni di vecchie lire);
23.940 euro Società Dafne per il progetto Archeo-Nomadi;
21.540 euro Società «Nessun luogo è lontano» per il progetto Archeo-Nomadi;
25.000 euro (pari a circa 50 milioni di vecchie lire) per l’assunzione, da parte di Veltroni, di un esperto di creme abbronzanti;
5.940.065,84 euro (12 miliardi di vecchie lire) per l’appalto iniziale dell’Ara Pacis;
15.808.675,63 euro (30 miliardi di vecchie lire) costo attuale;
35 milioni di euro (70 miliardi di vecchie lire) parcheggio alla fermata metropolitana di Cornelia;
4 milioni di euro (8 miliardi di vecchie lire) sono la spesa prevista per la cittadella No Global;
5 milioni di euro (10 miliardi di vecchie lire) due manifestazioni dedicate dal comune di Roma all’Africa: «We are the future» e «RomAfrica»;
1.500.000 euro (3 miliardi di vecchie lire) per il concerto di Sting;
500.000 euro (1 miliardo di vecchie lire) per Simon e Garfunkel;
60.000 euro l’anno, altri 120 milioni di vecchie lire per l’ingaggio di ciascuno dei tre esperti esterni alla ASL RMC.

Ora passiamo all’esame della regione Liguria:
110 milioni di vecchie lire l’anno per un ufficio di 40 metri quadri a Bruxelles;
100 mila euro di consulenze a Genova per non risolvere il traffico degli autobus;
400 mila euro per eventi e manifestazioni culturali;
8 milioni di euro l’anno (16 miliardi di vecchie lire) per spese correnti;
30 mila euro per i cani randagi di Genova che vanno in villeggiatura tutto l’anno a spese dei cittadini;
1 milione e 500 mila euro (3 miliardi di vecchie lire) per il nuovo canile cittadino;
343 mila euro (700 milioni di vecchie lire) per un assessorato per i seguaci di Bertinotti e uno per quelli di Cossutta.

Ma gli sprechi del nostro Paese non finiscono qui!
Passiamo all’esame della regione Lombardia, dove le consulenze ed i soldi spesi per le stesse raggiungono cifre da capogiro:
7 milioni di euro in consulenze;
1 miliardo di euro (2.000 miliardi di vecchie lire) speso da Penati in 12 mesi:
4.000 euro a biglietto per il viaggio di assessori a Porto Alegre in business class;
80.000 euro per il consulente per l’immagine Barbara Vitti;
80.000 euro per Nicola Colonna per la direzione artistica Idroscalo;
50.000 euro per l’architetto Massimo Cicognini, per interventi all’Idroscalo;
238 milioni di euro (480 miliardi di vecchie lire) spese dall’ex segretario provinciale dei DS, presidente della provincia di Milano, per acquistare il 15 per cento della società autostradale dal gruppo Gavio;

la città di Brescia spende:
550 euro per un porta rifiuti;
846 euro per un lampione;
6.800 euro per una pensilina bus;
380 euro per un sedile sgabello di ghisa e pietra;
700 milioni di euro preventivati per la metropolitana;
6.000 euro al mese per Bruni Roberto, sindaco di Bergamo;
6.900 euro al mese per il portavoce Crivelli Paolo;
102.000.000 di euro (200 milioni di vecchie lire) al secondo portavoce.

Per quanto riguarda la regione Marche, anche qui possiamo riportare alcuni casi di sprechi, ma fortunatamente si tratta di un numero molto ridotto rispetto al resto del Paese:
1.500.000 euro (3 miliardi di vecchie lire) per master e corsi di specializzazione post laurea organizzati per le Università di Urbino e di Macerata; per locali e assessorati.

Anche in riferimento alla regione Molise ho soltanto qualche caso da riportare:
2.000.000 di euro l’anno (4 miliardi di vecchie lire) per l’affitto di locali e assessorati;
6.000 euro mensili (12 milioni di vecchie lire) per l’ufficio di Bruxelles;
48.700 euro (circa 100 milioni di vecchie lire), nel 2004, per 70 giorni di lavoro al superconsulente del mondo del lavoro;
35.000 euro (70 milioni di vecchie lire) per l’esperto di pesci e di foreste;
21.000 euro (42 milioni di vecchie lire) per consulenza progetto pro Argentina.

Ora passiamo alla regione Piemonte e alle spese folli per le consulenze:
2 miliardi di vecchie lire, nel 2005, per tre mesi di consulenze;
850 mila euro spesi, sempre nei primi tre mesi del 2005, dall’ex presidente Ghigo, che aveva stanziato 2 milioni e mezzo di euro per la stessa voce;
35.000 euro per la strategia della montagna;
60.000 euro per aiutare in economia il presidente della giunta, oltre i 15 mila euro mensili per stipendi di ogni suo assessore, questa era la media;
600 mila euro (1 miliardo e 200 milioni di vecchie lire) per la costruzione di un ponte «Tibetano» sul Po;
175 mila euro per il Progetto «N.r.d.s. – Non rifiutarti di scegliere»;
350 mila euro (700 milioni di vecchie lire) sia pure provenienti da finanziamenti dell’Unione europea;
150 mila euro l’anno per consigli in politica estera e sui progetti per il Brasile al sindaco da parte dall’ex senatore DS Migone;
3.600 miliardi di vecchie lire per le Olimpiadi di Torino 2006;
90 mila euro l’anno per la delibera del 2002 su «Affidamento di incarico professionale per l’individuazione delle linee strategiche di politica internazionale per gli anni 2002-2006»;
36 mila euro per uno studio di massima per l’integrazione della segnaletica interna del nuovo palazzo di giustizia;
56 mila euro, delibera 29 ottobre 2003, per l’ingaggio del cantautore Edoardo Bennato al Parco Colonnetti;
160 mila euro, pari a 320 milioni di vecchie lire, delibera del 2005, per il progetto dell’assessorato per i servizi sociali «Ritorno al futuro» per restituire ragazzi minorenni immigrati ai loro Paesi d’origine e alle loro famiglie con un incentivo economico.

Ora passiamo alla regione Sardegna. Anche qui le consulenze e gli stipendi viaggiano a quote elevatissime:
le cifre, per i 97 consiglieri regionali, vanno dai 18.500 euro ai 24.500 euro;
200.000 euro (400 milioni di vecchie lire), per due consulenze del 1996 per il programma comunitario «Life natura»;
1.150.000 euro (2 miliardi e trecento milioni di vecchie lire), del 1997, ad un ente per uno studio sul parco geominerario dell’isola;
500.000 euro (un miliardo di vecchie lire) ad altro ente per studiare il riutilizzo o lo smaltimento dei fanghi rossi;
130 mila euro (260 milioni di vecchie lire), del 1995, per immaginare la metropolitana leggera Sassari-rete urbana con collegamento all’aeroporto di Alghero;
quasi 1 milione di euro (2 miliardi di vecchie lire) per la riforma delle autonomie locali, nel 1997, per un progetto di consulenza e formazione;
50 mila euro per la tutela e il monitoraggio dei cinghiali affidati alle associazioni di cacciatori;
217.363 euro (circa 420 milioni di vecchie lire) per la consulenza per il supporto tecnico di un piano di disinquinamento del Sulcis Iglesiente.

Veniamo alla regione Sicilia e alle sue spese:
è previsto che i contributi ai gruppi parlamentari diminuiscano con il crescere del numero dei deputati iscritti. Così ogni partito costituisce più gruppi;
774.000 euro (1 miliardo e quattrocento milioni di vecchie lire) di affitto annuo per mega-uffici, a Bruxelles;
la regione invia 120.000 buste paga e ha un «buco» di 1,4 miliardi di euro;
750 milioni di euro (1.400 miliardi di vecchie lire) è il deficit della sanità;
stipendi tra i 1.400 e i 6.000 euro mensili per gli assessori di Gabinetto;
5 mila euro mensili per i consiglieri di quartiere.

Per quanto riguarda la regione Toscana, di consulenze ve ne sono veramente troppe:
42 mila euro (80 milioni di vecchie lire) per pubblicazioni sul «pendolarismo ferroviario»;
su 1.700 provvedimenti regionali ben 178 consulenze esterne sono risultate anomale;
nel 2002, sono state contestate 46 consulenze, tra le quali: «corsi di guida per fuoristrada del servizio antincendi», 79 mila euro;
nel 2004 sono state contestate 39 consulenze, tra le quali: «strategia della comunicazione del piano regionale della mobilità e della logistica», 118 mila euro, «la soddisfazione delle utenti del percorso materno infantile», 6 mila euro, «forme di aggregazione delle aziende operanti nel campo dei servizi pubblici», 49 mila euro;
145 mila euro per consulenze di indagine e schedatura del paesaggio;
6 milioni di euro (12 miliardi di vecchie lire) l’anno per le consulenze facili, compresa quella per un assessore ombra per questioni europee da 80 mila euro al mese;
58 mila euro per studiare soluzioni per l’infanzia;
70 mila euro per tre giorni a Montecarlo per promuovere l’isola d’Elba;
11 mila euro per il referendum sulla fusione territoriale di tre paesi limitrofi al comune montano di Arcidosso;
63.129 euro (120 milioni di vecchie lire) più rimborso spese pari a 17 mila euro per le delibere per la pace;
12.600 euro per censire, a Firenze, le rastrelliere per le biciclette in città;
24 milioni di euro (48 miliardi di vecchie lire) spesi, nel 2003, per le consulenze;
300 mila euro (circa 600 milioni di vecchie lire) per il piano energetico che al momento, con due diverse «analisi» esterne, è costato la somma di cui sopra in studi;
3.800 euro spesi per vedere da vicino la convention di Kerry;
15 mila euro, più spese, per far vivere, allenare ed ospitare un pugile palestinese, con la sua famiglia, Monir Abu Kreshek, in vista delle Olimpiadi di Atene. Peccato che si sia rotto un dito e non abbia potuto più partecipare alle selezioni ufficiali per Atene;
migliaia di euro per le consulenze sulla sanità;
somme da capogiro per curare l’immagine della Toscana; la stilista Chiara Boni ha percepito 75 mila euro sempre per l’immagine;
554 mila euro (oltre 1 miliardo di vecchie lire) per una campagna sulle pagine del prestigioso «Il Sole-24 Ore»;
2 milioni 685 mila euro la somma spesa dalla regione per i cittadini toscani.

Ora passiamo all’esame degli sprechi della regione Trentino-Alto Adige:
341 milioni di euro (quasi 700 miliardi di vecchie lire) spesi, così come emerge dal bilancio del 2004, per le riforme fatte negli anni;
3.600 euro per un consulente esperto da Berlino che venisse a fare lezione a potenziali consulenti;
184 mila euro, nel 2000, per controllare le parcelle dei consulenti da parte di un perito;
361 mila euro (700 milioni di vecchie lire), delibera per il coordinamento dell’arredamento di Castel Trauttmansdorff;
96 mila euro, delibera per l’arredamento dell’università di Bolzano;
308 mila euro, delibera per lavori e arredamento della scuola provinciale di Silandro;
102 mila euro (200 milioni di vecchie lire) è quanto spende la provincia di Trento, ogni giorno, in consulenze;
37,4 milioni di euro (circa 70 miliardi di vecchie lire) nel 2003, per l’elenco degli incarichi che occupava 167 pagine per 1.500 voci diverse;
24 mila euro per la consulenza per la realizzazione di un filmato sugli uccelli acquatici;
34 mila euro per una consulenza all’ex Ministro Tiziano Treu in materia di collaborazioni coordinate e continuative;
30 mila euro per una consulenza alla Doxa di Milano per un’indagine demoscopica sulle preoccupazioni per la presenza dell’orso in Trentino;
2 milioni e 273 mila euro spesi in contributi ai mass media;
100 mila euro (200 milioni di vecchie lire) per il finanziamento della scuola materna «Carli» per collaborazioni giornalistiche;
300 mila euro per una testata giornalistica di San Paulo (Brasile) e tre singoli giornalisti;
1,2 milioni di euro per l’integrazione europea o per la solidarietà con Stati colpiti da eventi calamitosi;
20.451,96 euro per radio Dolomiti Trento, delibera 17 febbraio 2003;
62.880 euro, delibera emittente Gdf Trento;
79.866 euro, delibere e mittente Rttr;
190.572 euro (370 milioni di vecchie lire), delibera del 2004: sostegno finanziario al centro scolastico ungherese per la minoranza tedesca di Baja;
21.558.000 euro per presidente, consiglieri e gruppi;
50 milioni di euro (100 miliardi di vecchie lire) per stipendiare dipendenti e impiegati della regione;
780 mila euro (un miliardo e seicento milioni di vecchie lire) è la somma che la regione spende per il lavoro dei giudici di pace;
51 milioni di euro per il fondo di previdenza e assicurazioni sociali.

Ed in ultimo veniamo alla regione Veneto:
5,7 milioni di euro (quasi 6 miliardi di vecchie lire) di affitto annuali per le varie sedi regionali;
132 mila euro l’anno di affitto per le sedi per le pubbliche relazioni di Belluno;
324 mila euro l’anno di affitto per le sedi per le pubbliche relazioni di Treviso;
246 mila euro l’anno di affitto per le sedi per le pubbliche relazioni di Verona;
107 mila euro l’anno di affitto per le sedi per le pubbliche relazioni di Roma;
700 mila euro per iniziative regionali per la fauna selvatica;
221 mila euro (440 milioni di vecchie lire), delibera 23 luglio 2004, per osservazioni di volatili;
oltre un miliardo di vecchie lire per la segnaletica ad Abano Terme;
circa 87 milioni di euro (160 miliardi di vecchie lire) che lo Stato elargisce per il cinema italiano;
4 milioni e mezzo di euro (9 miliardi di vecchie lire) per l’ex cinema Rossini a due passi dal ponte di Rialto;
170 mila euro l’anno per la comunicazione esterna del comune di Venezia;
8 milioni di euro (16 miliardi di vecchie lire) le consulenze esterne dell’ex sindaco Paolo Costa;
750 mila euro (un miliardo e mezzo di vecchie lire) per il percorso magnetico per non vedenti a Padova;
915 mila euro (2 miliardi di vecchie lire) è la somma che Verona spese a favore dell’inserimento dei Rom nella società utilizzando gli interventi dell’istituto Don Calabria e della comunità dei giovani.

Con questa ultima regione termina il mio excursus su alcuni dei tanti casi di sprechi che caratterizzano il nostro amato Paese.
Gli esempi di spreco degli enti locali, messi in evidenza dalla stampa (Libero, Il Giornale, eccetera), denotano un costume di lassismo economico ed una sicura alterazione della «legge Bassanini», cosa quanto meno assurda rispetto alla necessità di buon governo.
Gli esempi si sprecano: da regioni che hanno un consigliere di amministrazione o un direttore generale ogni 500 abitanti, ad enti locali che pagano consulenti con stipendi nettamente superiori a quelli del sindaco che li nomina, da presidenti di regione che elargiscono consulenze ed incarichi per migliaia di miliardi di vecchie lire, a presidenti di provincia che elargiscono centinaia di milioni di vecchie lire per analizzare il proprio operato!
Pertanto, senza delegittimare qualcuno, è necessario capire: a) come sia nato il problema; b) come sia degenerato; c) quali siano stati i danni economici per la società; d) come risolvere il problema.
Questo è il motivo della richiesta della istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta, anche perché nessun consigliere di qualsiasi ente locale, vista la farraginosità del modo di archiviare e catalogare gli atti, di codesti sprechi sarebbe in grado di evidenziare tutti quelli del proprio ente. Di qui la necessità di una Commissione parlamentare di inchiesta che abbia gli stessi poteri, per la ricerca degli atti, della magistratura.

Prodi e le contrapposizioni del Paese Italia

lunedì, giugno 4th, 2007

Queste sono alcune dichiarazioni del Presidente del Consiglio Romano Prodi dopo la contestazione avvenuta a Trento da parte dei comitati “No Dal Molin”.

Queste contrapposizioni che esplodono da un giorno all’altro distruggono il paese, che ha bisogno invece di un rapporto continuo positivo tra governo e istituzioni” ha detto Prodi.
Durante il dibattito il presidente del Consiglio ha risposto alle domande del direttore del Sole24ore Ferruccio De Bortoli su svariati argomenti 

Distruggono il Paese ? Più di quello che state già combinando voi ?

Rapporto continuo tra governo e istituzioni ? E gli elettori ? Quegli stessi elettori ai quali è stata negata la possibilità di poter scegliersi il candidato alle ultime elezioni ? Non era una delle priorità di questo governo l’approvazione della nuova legge ?

Sono convinto alla fin fine che a chi ci governa delle opinioni dei cittadini poco importa altrimenti come in qualsiasi altra democrazia si sarebbe effettuato un referendum popolare “la volete o non la volete la seconda base americana a Vicenza ??”

Ma poi caro Prodi, se ci tieni tanto alla base Americana, perchè non la fai costruire a Piazza degli Asinelli a Bologna, oppure la fai costruire ad Arcore ?

Diamo voce ai cittadini agli stessi cittadini che con il loro voto hanno permesso il Vs. governo.

Ah, poi non lamentatevi se avete preso batoste alle amministrative, nemmeno sapete quello che vi aspetta alle prossime politiche se non cambierete la legge elettorale, sarà per me una goduria annullare la scheda, anche perchè quelle bianche non si sa mai quale fine facciano.

I Parlamentari “birichini”

martedì, maggio 29th, 2007

Mentre ad un cittadino normale quando gli viene “sporcata” in qualsiasi modo la fedina penale anche per una semplice rissa gli si creano grossi paletti per l’assunzione nella pubblica amministrazione, ai nostri Parlamentari anche se condannati in via definitiva per altri tipi di reato anche finanziario gli viene concesso non solo di rimanere a piede libero ma di continuare ad occupare il loro posto nel Parlamento Italiano a spese dei contribuenti.

Riprendo un post dal Blog di Beppe Grillo

Caro Beppe,
vorrei comunicare a tutti gli amici del blog l’ultima notizia scomparsa di una lunga serie. Il 15 maggio 2007 la III Corte d’appello di Milano ha condannato il senatore forzista Marcello Dell’Utri e il boss della mafia di Trapani Vincenzo Virga a 2 anni per ciascuno per tentata estorsione. Nessun giornale, a parte l’Unità e il Corriere della sera, l’ha scritto. Nessun telegiornale o programma televisivo, tranne Annozero, l’ha detto. L’Ansa, onde evitare che qualcuno se ne accorgesse, ha dedicato alla cosa ben sette righe e mezza, sotto questo titolo depistante: “Sponsorizzazioni: confermata in appello condanna Dell’Utri”. Come se il reato fosse la sponsorizzazione. Nel testo, si spiegava (si fa per dire) che l’estorsione riguardava imprecisate “modalità di sponsorizzazione della Pallacanestro Trapani”. Quanto a Virga, l’Ansa “dimenticava” di spiegare che è un boss mafioso, vicinissimo a Provenzano, arrestato dopo lunga latitanza nel 2001 e condannato all’ergastolo per mafia e omicidio.
Riepilogo brevemente i fatti. Nel 1990 il presidente della Pallacanestro Trapani, Vincenzo Garraffa, medico e futuro deputato del Pri, cerca uno sponsor per la sua squadra, neopromossa in serie A2. Publitalia, la concessionaria Fininvest presieduta da Dell’Utri, lo mette in contatto con la Dreher-Heineken. Si firma il contratto: per 1 miliardo e mezzo di lire, i giocatori esibiranno sulle magliette il logo della “Birra Messina”, marchio italiano della multinazionale tedesca. Garraffa paga la provvigione a Publitalia: 170 milioni. Ma due funzionari della concessionaria berlusconiana battono cassa e pretendono da lui altri 530 milioni, in nero. In pratica, Publitalia vuole indietro la metà del valore della sponsorizzazione, ovviamente sottobanco. Garraffa rifiuta e, ai primi del ’92, incontra Dell’Utri a Milano. Gli spiega di non disporre di fondi neri e di non poter pagare senza fattura. Dell’Utri – come denuncerà Garraffa – lo minaccia: “Ci pensi, abbiamo uomini e mezzi per convincerla a pagare”. Garraffa non paga. E, qualche settimana dopo, riceve nell’ospedale di cui è primario una visita indimenticabile: quella del capomafia Vincenzo Virga, scortato da un guardaspalle. Virga è di poche parole: “Sono stato incaricato da Marcello Dell’Utri e da altri amici di vedere come è possibile risolvere il problema di Publitalia”. Garraffa ribatte: “Senza fattura, non intendo pagare”. E Virga: “Capisco, riferirò. Se ci sono novità, la verrò a trovare…”.
L’anno seguente la Pallacanestro Trapani, nonostante i successi sul campo, non trova più uno sponsor. Garraffa s’inventa un’autosponsorizzazione antimafia, ovviamente gratuita, con lo slogan “L’Altra Sicilia”. Che gli porta fortuna: la squadra viene promossa in serie A. Maurizio Costanzo invita lui e i suoi giocatori a parlarne al “Costanzo Show”, su Canale5. Ma poi, all’ultimo momento, cambia idea e disdice l’invito. Garraffa ci vede lo zampino di Dell’Utri. E denuncia tutto ai magistrati di Palermo. Che trasmettono gli atti, per competenza, al Tribunale di Milano. Qui Dell’Utri e Virga vengono condannati per tentata estorsione aggravata a 2 anni a testa. L’altro giorno, la Corte d’appello ha confermato le condanne.
Ora manca soltanto la Cassazione. Dell’Utri intanto è stato condannato definitivamente a 2 anni per false fatture in altre sponsorizzazioni gonfiate e in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Naturalmente, visto il pedigree, rimane a pie’ fermo in Parlamento e viene pubblicamente elogiato per la sua “intelligenza” da diessini dalemiani come Nicola Latorre (niente a che vedere con Pio La Torre, ammazzato dalla mafia) e ossequiosamente intervistato da giornali e tv su tutto lo scibile umano, fuorchè sulle sue condanne.
Come ricorda Daniele Luttazzi nel suo ultimo spettacolo, Daria Bignardi l’ha recentemente invitato alle “Invasioni barbariche” su La7 e ha subito premesso: “Non parliamo dei suoi processi”. Dell’Utri, comprensibilmente, non ha avuto nulla da obiettare. Anzi, ha aggiunto che il suo giornalista preferito è Luca Sofri. Che, guardacaso, è il marito della Bignardi. Ecco, dei processi di Dell’Utri è meglio non parlare mai. Il senatore ha uomini e mezzi per convincere.”
Marco Travaglio

Intervento di Beppe Grillo all’assemblea Telecom

lunedì, aprile 16th, 2007

Assemblea Telecom Italia 16 aprile 2007
Intervento di Beppe Grillo.

Una semplice analisi dei bilanci di questi anni dimostra che la privatizzazione di Telecom Italia ha spogliato la società di miliardi di euro di ricavi, di decine di migliaia di posti di lavoro e ha trasferito nelle scatole cinesi gran parte dei suoi profitti attraverso i dividendi. E’ facile farla, questa analisi, basta un ragioniere, non c’è bisogno della Consob o del Governo o delle società di revisione. Presunti manager con le pezze al culo hanno indebitato l’azienda con l’aiuto delle banche e nella totale assenza della Consob e dello Stato per fare esclusivamente i loro interessi. La Rete è in condizioni spaventose, servono almeno dieci miliardi di euro per i primi investimenti.

Oggi però non voglio parlare di numeri, ma di altro: dello spionaggio industriale, della Consob, delle scatole cinesi e della Borsa, la Chicago degli anni ’20 di Guido Rossi. Indovinate chi è Al Capone?

Decine di migliaia di persone sono state spiate, tra questi giornalisti economici come Massimo Mucchetti per le sue analisi sulla gestione Telecom, consiglieri di amministrazione della Telecom, amministratori di aziende, come Colao di RCS prima di essere licenziato, semplici cittadini per lettere di protesta per il malfuzionamento della rete inviate a Tronchetti e anche un comico, il sottoscritto, con un dossier “B.Grillo”. Il Tribunale del Riesame di Milano ha scritto nello scorso mese di febbraio: “La Security di Telecom-Pirelli ha avuto modo di avere a propria disposizione una risorsa tale da consentire facilmente l’acquisizione di notizie privilegiate nell’interesse del gruppo, inteso sia come ente giuridico sia come gruppo dirigente” e ha rilevato che: “la vastità dell’intrusione indebita nei segreti della vita altrui si è manifestata in una davvero allarmante trama di acquisizione di informazioni riservate da utilizzare contro importanti personaggi dell’imprenditoria, del giornalismo e della politica italiana, prima di incontri che l’alta dirigenza aveva in programma con questi personaggi”.
Gli ex responsabili della sicurezza Telecom: Tavaroli, Ghioni e altri sono in carcere. Un loro collega, Adamo Bove si è apparentemente suicidato e suo padre, Vincenzo Bove, ne attribuisce la morte alle calunnie create ad arte in Telecom.
L’alta dirigenza Telecom è qui, si chiama Carlo Orazio Buora, Marco Tronchetti Provera, Riccardo Ruggiero. A loro chiedo: “A chi rispondeva la Security? All’usciere della Pirelli? Voi dove eravate?”
Supponiamo che la dirigenza non ne sapesse nulla. Tutto può essere. Però, dopo una prova di incapacità manageriale di questo livello, il gruppo dirigente doveva essere cacciato, o dimettersi, come si usava una volta, e non farsi più vedere. Ma è ancora qui, perchè è ancora qui? Forse ci sono dei dossier sparsi per il mondo sui nostri politici? O forse perchè il deus ex machina Tronchetti era sia presidente, sia azionista di controllo della stessa società e non poteva licenziare sé stesso? Un personaggio che dispone della più grande azienda del Paese con lo 0,11 per cento delle azioni.

Io ho pensato allora che con lo 0,12 potevo impadronirmi di Telecom, licenziare il consiglio di amministrazione e poi riconsegnare ai legittimi azionisti, che rappresentano l’82% delle azioni, la società. Ho lanciato una richiesta di interesse per verificare la volontà di delegarmi da parte dei piccoli azionisti. La Consob è subito intervenuta inviandomi una serie di lettere per spiegarmi il processo da seguire e intimarmi di non fare errori. Ho ricevuto migliaia di adesioni, ma l’iter è così burocratico e complesso che non sono riuscito a rappresentarli in questa assemblea. Voglio rassicurare però la Consob che ci riuscirò per la prossima, che a lei piaccia o meno. Cos’è la Consob? Dov’era la Consob in questi anni? Parmalat, Cirio, Banca Popolare di Lodi e i conflitti di interessi palesi tra società con gli stessi consiglieri di amministrazione che comprano e vendono da sé stessi come è successo tra Telecom Italia e Pirelli Real Estate con la cessione di immobili. Lamberto Cardia, presidente della Consob, esisti davvero? Dove sei oltre che nelle lettere che invii a me e a Antonio Di Pietro. Molti piccoli azionisti vorrebbero conoscerti di persona, farti qualche domanda.

La Borsa italiana è un luogo in cui si può investire tutto quello che si può perdere. Non un euro di più. Si invoca il mercato in questi giorni, ma cos’è in Italia il mercato? Un club di personaggi che vivono nei consigli di amministrazione e che decidono tutto, alcuni presenti in 5,6,7 consigli. Personaggi che hanno il controllo di grandi aziende con percentuali da prefisso telefonico. Chiedo ancora alla Consob perchè esiste Olimpia, una scatola vuota posseduta all’80% da Pirelli? Olimpia controlla Telecom Italia. Non dovrebbe essere consolidata con tutti i suoi debiti in Pirelli? Lo spieghi a me, a un semplice ragioniere che fa il comico, caro presidente Cardia, perchè non è avvenuto? Dov’è la famosa public company con cui si sono riempiti le bocca i politici? I piccoli azionisti non hanno una reale capacità di rappresentanza. Cosa intende fare il Governo a proposito? Quali leggi vuole adottare? E le associazioni di difesa dei consumatori dove sono? Sotto il tavolo ovale?
Telecom, in quanto azienda di servizi, la gestisca chi ha capitali e idee. Nessun imprenditore italiano ha insieme queste due qualità. Ma l’infrastruttura di rete è dello Stato, figlia di generazioni di italiani che hanno pagato le tasse e i canoni. Tronchetti vuole farsi pagare il premio di controllo da America Movil e da A&T e passare la mano incassando tre euro per le azioni di Olimpia quando il valore del titolo è solo di 2,3 euro. Lui incassa, i piccoli azionisti stanno a guardare.
Lo Stato dovrebbe porre dei paletti prima che avvenga questa cessione e non mi si parli ancora della sacralità del mercato. Di quale mercato? Quello del pesce è molto più rispettabile di Piazza Affari con le regole attuali. La rete va scorporata dai servizi e resa accessibile a tutti. Chi compra il 66% di Olimpia avrà il 12% delle azioni e deve contare solo il 12%. Non un decimale in più. Le scatole cinesi vanno abolite o rese fiscalmente non redditizie.

Vorrei chiudere questo intervento con un appello alla dignità della direzione di Telecom Italia: si dimetta, è il miglior servizio che può fare all’azienda e al Paese.

Telecom ? Meglio in mani straniere

lunedì, aprile 2nd, 2007

Oggi è apparsa la notizia che delle società Americane stanno tentando la scalata alla Telecom, acquisendo una parte del pacchetto di Olimpia che controlla la società.

Io dico : finalmente!!

Via la Telecom da mani Italiane, forse ne guadagneremo noi utenti che siamo costretti sempre a continui disservizi, in questo istante infatti la mia connessione che dovrebbe essere una 4Mb va come un modem 56kb ed il che è tutto dire considerando anche le tariffe che paghiamo rispetto agli altri paesi Europei dove la connessione non solo è più stabile, ma anche più veloce.

Speriamo che se le 2 società Americane riescano nella loro operazione di acquisizione si porti in Italia un pò di conoscenza e qualcuno capisca finalmente come bisogna far funzionare una rete che da qualche mese da segni di un evidente collasso e nessuno riesce a metterci una pezza perchè le infrastrutture sono vecchie.

Magari qualcuno dirà ai call center che l’utente non è imbecille e che la solita solfa di “ha spento il pc”, “ha spento il modem”,”spenga e riavvi il pc” la si può utilizzare con i ragazzini alle prime connessioni e non con gente che con internet ci lavora e che spende qualche soldo in più proprio perchè si illude di ottenere un servizio migliore, ma non è così.

Leggevo che si mobilita anche la politica, ma cosa vogliono ? Facciano entrare competitor stranieri, mettano finalmente fine al vitalizio chiamato canone, aprano la rete a tutti in modo da avere una vera e reale concorrenza, non come adesso che il doppino telefonico che ti arriva in casa è sempre di mamma telecom, di cosa hanno paura ? Che la concorrenza gli tolga una buona fetta di mercato ? Bene, la concorrenza serve proprio a quello, e magari sarà la volta buona che qualcuno apra gli occhi e metta in piedi una strategia aziendale migliore, oppure se non sono capaci che se ne tornino a casa, hanno fallito ed è giusto che lascino il posto a gente più capace, senza però percepire buonuscite milionarie.

E’ giunto il momento di far posto ad altri, da troppi anni la Telecom è in mano alle stesse persone, che cedano il giocattolo ad altri, magari questi ultimi sono capaci di farlo funzionare meglio.

Di.Co. : no ad altra burocrazia

mercoledì, marzo 14th, 2007

In Italia in questo periodo si fa un gran parlare dei Di.Co., le famose dichiarazioni di convivenza che dovrebbero garantire diritti e doveri delle coppie sposate alle coppie di conviventi, in pratica si vuol mettere in piedi un altro castello burocatrico come se già di burocrazia in Italia non ce ne fosse abbastanza.

Ma io voglio analizzare il problema.

Se due persone decidono di andare a convivere senza sentire l’obbligo del matrimonio secondo me è perchè non vogliono alla fine dei conti “regolare” la propria unione con un vincolo così saldo come quello del matrimonio, anche se sto parlando semplicemente di matrimonio civile e quindi non di quello religioso.

A questo punto si vorrebbero mettere in piedi i Di.Co. che darebbero alle coppie conviventi gli stessi diritti/doveri delle coppie sposate civilmente ed allora la domanda mi sorge spontanea : perchè non si sposano civilmente e così si risolve la situazione ? Non è più semplice ?

Forse il problema grosso non si pone per le coppie eterosessuali (ne conosco a decine che dopo anni di convivenza hanno deciso di regolarizzarsi con il matrimonio civile) ma si pone per le coppie omosessuali per le quali invece non è previsto il matrimonio civile.

Ed allora in questo caso, non avendo nulla in contrario alle unioni civili tra persone omosessuali metterei in piedi qualcosa affinchè i loro diritti possano essere equiparati a quelli delle coppie eterosessuali anche se io metterei qualche paletto per quanto riguarda l’adozione di bambini.

Lo so, non c’è da nessuna parte l’equazione coppia etero = figlio etero e coppia gay = bambino adottato gay, ma io per il momento inizierei a fare in modo che la coppia sia una coppia a tutti gli effetti agli occhi dello Stato e poi si vedrà.

La Chiesa si scaglia ogni giorno contro i Di.Co. e contro le unioni omosessuali e meno male che il Santo Padre aveva detto che la Chiesa non faceva politica, ma io mi chiedo oggi come mai la Chiesa Cattolica è tanto incisiva nella vita politica Italiana come non lo è nella vita politica di altri Stati Europei e Mondiali, forse i nostri politici hanno paura che voltando le spalle alla Chiesa possano perdere milioni di voti ? E secondo me bisogna correre questo rischio se veramente vogliamo affermare l’Italia come Stato Laico, anche se ci sono partiti politici come i Radicali che con la loro battaglia contro la Chiesa hanno il loro tallone d’Achille in quanto il loro estremismo laico li porta a perdere molti ma molti voti.

Io spero che una soluzione si trovi, che le persone che decidono di andare a vivere insieme sia che si tratti di coppia etero o di coppia omosessuale possano veramente sentirsi “una famiglia” agli occhi dello Stato e godere di tutti i diritti/doveri ad essa riservati.